Web Of Lies documentario su abuso e pericoli della rete

Le serie tv e film di genere giallo, mi hanno sempre appassionata e sono contenta che con i servizi in chiaro e a pagamento della tv, posso permettermi di avere dei canali dedicati alla mia passione. Il mio preferito in assoluto, attualmente, è il canale 38.

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Facebook: non vedente trattato come un cane

Facebook è un ottimo mezzo di scambio e conoscenza tra persone, ed inevitabilmente diventa un punto di sfogo per molti, con e senza disabilità, che cercano compagnia, vuoi per amicizia, o per altro.
Ogni giorno nascono come funghi i gruppi e pagine dedicati ai single, è una cosa che personalmente non condivido, ma ognuno è libero di usare la rete come meglio crede, è sufficiente non frequentare le pagine che non piacciono.
Il punto è, però, un altro ovvero quando si usa la solitudine altrui come merce di scambio. Facebook messenger, la piattaforma per inviare chat private agli utenti.
Era da diverso tempo che non aprivo più la pagina “richieste”, ovvero quella in cui vengono archiviati i messaggi provenienti da persone non presenti nella propria lista contatti; di solito, questa zona di messenger, come dice una mia conoscente, “è come se fosse il deep web”, il lato oscuro di internet, dove solitamente i migliori messaggi che arrivano, sono pubblicità indesiderate.
Ecco, tra i vari messaggi di insulti o richieste al limite della demenzialità, nei messaggi da sconosciuti mi è capitato di leggere una signora che diceva:

Ciao, vorrei che tu chiedessi l’amicizia a -nome_persona-
Lavora come _mansione_ _città_
E’ bravissimo, è buonissimo, è fantastico e discreto, cerca solo amicizia e coccole…
…Fidati di me.
Se non ti fidi di una sconosciuta ti capisco ma chiedere l’amicizia a una persona non ti costa nulla. Ti ripeto, è bravissimo buonissimo e cerca compagnia.

… Ma io mi chiedo, come si fa? Da alcuni dettagli che ovviamente ho omesso, si capisce che questo fantomatico “amico in cerca”, abbia una disabilità, come ce l’ho io. Ma, da quel tipo di messaggi, pareva quasi che ‘sta persona volesse dirmi pure: non sporca, sa stare al guinzaglio, è obbediente… 
Questo pare proprio l’atteggiamento di una persona che si vuole sbarazzare di un cane, e lo vuol dare al primo “cuore generoso”, giusto per non aver il coraggio di mollarlo in canile. Io non so e non voglio sapere, magari è la persona stessa, ad aver chiesto a questa signora di aiutarlo a conoscer giente. Ma, da parte di una persona cosiddetta “normodotata”, non è assolutamente piacevole andare a elemosinare su facebook richieste di amicizia per conto terzi. Facebook è, di suo, abbastanza squallido, ci manca chi tratta i disabili come fossero cani o anche peggio, e siamo a posto.
Per fortuna esiste la possibilità di bloccare le richieste, altrimenti… Però a volte è anche divertente capire cosa gli sconosciuti, tramite i messaggi privati, arrivano a sfogare quando non hanno coraggio di scrivere in pubblico.

Con Bocelli saldi mai visti: polemiche inutili, ironia sconosciuta

Dal Corriere della sera, arriva una notizia a dir poco discutibile: “Con Bocelli saldi mai visti: slogan choc, bufera sul banner di un negozio di abiti”.
Io sono non vedente, anzi, cieca. E sinceramente, tutto questo scandalo, non ce lo vedo (appunto). Sono state fatte tante polemiche sui social, chi dice “vergognoso”, “di pessimo gusto”, addirittura il sindaco di Bassano del Grappa, sig. Riccardo Poletto, sostiene di voler segnalare il banner “alla polizia”, perché di pessimo gusto. Ma cosa è, il babau? E pensare a semafori acustici, percorsi tattili, barriere architettoniche in genere? E’ questo il compito di un sindaco, non certo andare a segnalare i banner alla polizia che, sono pronta a scommettere, si farà una gran risata.
La pagina è TCB Bassano e il post “incriminato” è uno dei primi, quello con la foto con scritto saldi; ho preso posizione scrivendo una mail privata al negozio, ho commentato nella loro pagina, e prendo posizione anche sul mio blog personale.
Perché certi vedenti si devono infervorare così?
Essere ciechi, non significa non essere in grado di intendere e volere, non significa che non possano essere fatte battute sulla vista, ANZI; non abbiamo bisogno che folle di persone, che forse non hanno mai visto un cieco in vita loro, si ergano a giustizieri da tastiera tentando di difenderci dalle offese presunte del banner cattivo cattivo.
Se la mancanza della vista vi terrorizza, è umanamente comprensibile ma, per favore, non prendete posizione difensiva nei nostri confronti dove non serve.
E’ successo quando Barbara d’Urso ha detto in trasmissione, “saluto i ciechi che stanno guardando”, inteso ovviamente come “seguendo la trasmissione”; è successo nel 2013, con lo speciale su Lucio Dalla, quando Morandi disse a Bocelli, “guarda ti faccio vedere”, per indicargli qualcosa degno di nota. La vogliamo smettere di fare casino dove non serve?
Anche perché, le stesse persone che fanno rumore nei social per queste stupidate, poi, dove c’è bisogno davvero di aiuto, non si vedono mai. …O forse, sono io che son cieca e non le vedo?
AGGIORNAMENTO: il titolare del negozio, sig. Alessandro Villari, ha ricevuto la mia lettera in cui lo ringraziavo per aver ironizzato su una condizione come la cecità, che di solito fa paura; quando si scoperchiano dei sepolcri, come si suol dire, qualcosa si muove sempre. I perbenisti l’hanno divertito, beh, divertono anche me. Se ne possano andare anche al diavolo, sulle note di questa canzone di gemboy.

Rettifica a ilgiornale: La rai fa pagare il canone pure ai ciechi

Era il 23 maggio 2016, e sulla testata ilgiornale è stato pubblicato un articolo che parlava del canone rai e i non vedenti, citando una certa Elena di Treviso. La sottoscritta.
Se secondo molti io non ero identificabile, i fatti invece stanno diversamente: basta scrivere in Google, senza virgolette, la frase: elena treviso canone rai, e al terzo posto esce un vecchio articolo che ne parlava, dell’huffington post, in cui c’era il mio nome per esteso, perché comunque a suo tempo pubblicai un articolo su un giornale locale, e misi il mio nome completo consapevolmente.
Scrissi una lettera alla testata, lettera che riporto in coda a questo post, mail lunghissima che non ci sarebbe entrata in una rettifica giornalistica nemmeno spingendo, stando alle varie normative in materia; però mi sono prodigata per condividerla nei vari siti che si occupano di smentire le false notizie, siti che ringrazio comunque per lo spazio lasciatomi.

Successivamente, la testata giornalistica mi ha chiesto di inviare una lettera di 1500 caratteri, contenente la mia rettifica, e loro l’hanno pubblicata in cartaceo il giorno 3 giugno, (on line non l’ho vista), sottoforma di lettera dei lettori, e rispondendo in sostanza che hanno ragione loro e i ciechi pagano il canone; la rettifica però non era in merito al pagamento della tassa, bensì alle affermazioni false che erano state fatte sul mio conto.
E a me, onestamente, al momento è stato sufficiente che tale mia lettera abbia avuto il suo spazio e aver fatto capire ai lettori la mia posizione reale. Poi si sa come vanno le cose, ai giornali interessa lo scoop molto più delle rettifiche, un presunto diritto violato fa molta più gola rispetto ad un problema comunque arginabile con la tecnologia. So solo che ci ho perso troppo tempo ed energia su questa storia.
Per quanto riguarda la lettera che hanno pubblicato, non la metto on line sul mio blog perché non ne ho avuto l’autorizzazione, e pur essendo un testo che ho scritto io, è comunque andato su su una testata protetta da copyright. E per quanto da loro abbia subìto un torto, non sono così stupida dal fargliene uno altrettanto. Aggiornerò qualora dovessi trovarla on line.
In calce, copio quella che invece avevo originariamente scritto in data 25 maggio.

Treviso, 25/05/2016
Spett.le redazione,
spett.le sig. Antonio Materi,
mi chiamo Elena Brescacin, sono venuta a conoscenza di un articolo riguardante il canone rai e i non vedenti.
http://www.ilgiornale.it/news/politica/rai-fa-pagare-canone-pure-ai-ciechi-1262330.html

Desidero, con la presente, chiedere una urgente rettifica di quanto scritto sul mio conto, affermazioni assolutamente false, poiché sono io la sig.ra Elena di Treviso.
Desidero pertanto smentire, e smontare, tali false affermazioni, punto per punto:
***
I ciechi, anche volendo, la tv non possono guardarla. Ma la Rai non «vede» ragioni, per esentarli dal pagamento del canone. Cento euro in bolletta, altrimenti ti tagliano la luce. «Che, per noi non vedenti, non sarebbe neppure questo gran danno – scherza amaramente la signora Elena di Treviso, che ha in corso con la Rai un antico contenzioso proprio in tema di esenzione del canone
***
Mai detta una cosa del genere.
Mai detto “se ti tagliano la luce non sarebbe un gran danno”, in quanto:

1. io e la redazione de Ilgiornale non siamo mai stati in contatto diretto; tutte le informazioni pubblicate in tale articolo, sono state raccolte e copia-incollate da altre testate e blog disponibili in rete, con notizie presenti da diversi anni. Avete fatto il nome di una persona (la sottoscritta), città e disabilità, senza verificare se tali informazioni fossero ancora valide.

2. Sono un tecnico informatico. La tecnologia è il mio lavoro, oltre che essermi utile nella vita quotidiana in quanto persona non vedente; “luce” è il termine gergale per indicare corrente elettrica. Per cui, se io portassi avanti un fantomatico atto di “disobbedienza”, “non pago la bolletta per non pagare il canone”, farei come l’atleta che decidesse di spararsi alle gambe perché il preparatore è troppo severo. Un gesto masochistico, anzi fortemente stupido, oltre che inconcludente su tutti i fronti.
3. Non ho alcun “contenzioso da diversi anni” con la rai. Ho semplicemente più volte chiesto, in un’epoca in cui la tecnologia non mi veniva incontro (sette anni fa), come mai con la quasi totale impossibilità di fruire di apparecchi televisivi salvo accendi-spegni-cambia canale, non ci fosse una riduzione della tassa sul possesso, anche alla luce del fatto che la tv pubblica non ha un palinsesto sufficientemente coperto da audiodescrizioni e sottotitolazioni.

Il vostro articolo continua:
***
“Inutile ribattere che l’«apparecchio televisivo» – per chi è cieco – non rappresenta un elettrodomestico «fruibile» ma equivale a un soprammobile privo di funzionalità.”
***

Assolutamente falso.
Qui mi sento offesa dalle vostre parole che mi coinvolgono in prima persona, sia come cieca, sia come tecnico; devo dire di essere rimasta assolutamente scioccata da queste affermazioni senza alcun fondamento, attribuite in qualche modo alla mia persona; potrebbe credo anche figurarsi un reato di diffamazione mezzo stampa. Dal dire che un apparecchio non sia al 100% fruibile, condizione in cui erano i televisori fino a pochi anni fa, al dire che il televisore è un soprammobile privo di funzioni, ce ne passa davvero.
Ma, le menzogne nei miei confronti, continuano:

***
La signora Elena non smette di ripeterlo: «Io ho chiesto da anni alla Rai che mi vengano a sigillare il televisore, ma loro non si sono fatti mai vivi. L’unica cosa che ho ottenuto è stata una dichiarazione in cui mi si dice che posso essere esentata dalla tassa solo se sono ricoverata permanentemente (e ivi residente) in una casa di riposo o in una struttura medicalizzata. In quel caso il canone lo paga l’ospizio, nel caso sia dotato di un’apposita saletta tv…».
***

Assolutamente falso.
1. Non ho mai chiesto di sigillare il televisore. Mai mi sarei sognata di farlo, non mi è mai interessato non pagare il canone, io ho semplicemente chiesto se era possibile, data la scarsa fruibilità dei mezzi televisivi, una riduzione del 50%. E, soprattutto, un miglioramento dei servizi audiodescritti e sottotitolati, visto che molti film, fiction e documentari, non sono coperti. Il massimo che posso aver fatto, è stato fare un commento amaro su una storia di una cooperativa di disabili a cui è stato chiesto il canone per una piccola radiolina; all’epoca -2015- dissi: “quando si tratta di migliorare i servizi o ridurre la tassa ai disabili in nome della scarsità dei servizi stessi, nessuno si muove. Quando c’è da chieder soldi, corrono subito”.
La frase “i non vedenti piangono”, si commenta da sola; io non ho mai pianto. Semmai, mi faccio domande, cerco di capire la motivazione quando mi accorgo di qualcosa che non va.
2. la realtà è cambiata.
La tecnologia è venuta incontro alle persone con disabilità visiva, grazie a numerose modalità di accesso al televisore:
– chiavette collegabili al computer e all’antenna televisiva e gestibili da computer e/o smartphone
– apparecchi collegabili tra antenna televisiva e router (ovvero dispositivo che permette l’accesso a internet), per cui tra computer, tablet e smartphone, si può gestire il digitale terrestre -tra cui i canali rai- anche in modalità senza fili.
– le ultime tv sul mercato, basate su sistema operativo Android, sono per la maggior parte equipaggiate con sistemi di accessibilità

https://www.nvapple.it/podcast/android-tv-accessibile-con-talkback

qui la registrazione di un mio caro amico che dimostra l’utilizzo di tale dispositivo.
Qui invece la spiegazione ufficiale di tutte le funzionalità del sistema android tv, per i televisori.
https://support.google.com/androidtv/answer/6123320?hl=it

3. il comunicato ultimo dell’agenzia delle entrate, parla molto chiaro:
Computer, tablet e smartphone, non sono di per sè soggetti alla tassa sul possesso; lo diventano, però, qualora tali dispositivi siano collegati all’antenna tv classica, per ricevere il segnale dtt.
Pertanto, poiché grazie alle nuove tecnologie, ormai una persona priva della vista può usufruire al 100% del televisore in vari modi, chiedere la riduzione del canone sul possesso, non ha assolutamente più alcun senso. Se una persona non può, o non vuole, per qualsiasi motivo, uniformarsi alle nuove tecnologie, e si tiene in casa un televisore non accessibile, la rai non ne può nulla. E lo stato non ne può nulla, sulle scelte personali del singolo; possiamo dire che la tassa sul possesso della radio e tv è assurda, anacronistica, possiamo dire che i contenuti dei canali rai non sono al top, né per vedenti e udenti né per ciechi e sordi. Possiamo segnalare alla rai di ampliare il palinsesto audiodescritto e sottotitolato… possiamo autonomamente decidere anche di non guardare i canali rai; ma se la legge dice di pagare una tassa solo perché si possiede un apparecchio televisivo, come non interessa allo stato se sei tecnologicamente “scafato” o meno, allo stato non interessa che tu quel televisore lo guardi con i canali rai o di altre reti. Chiediamo diritti, quelli di fruire al meglio di più contenuti possibili; ma se si vogliono diritti, bisogna anche compiere i doveri. E la tassa sul possesso, attualmente, fa parte dei doveri.
La battaglia sull’esenzione, ripeto, non ha più alcun senso, ora quello che mi limito a chiedere, e non solo alla rai, è una maggior attenzione a rendere fruibili quanto più possibile, i contenuti ai disabili sensoriali.
Arrivederci
Elena Brescacin

Esenzione canone rai per non vedenti: tutta la storia

In questi ultimi giorni, con la storia del canone rai in bolletta, le testate giornalistiche stanno facendo tornare all’attenzione dei propri lettori, una situazione che io ho personalmente posto ai media, nel lontano 2009: perché noi persone con disabilità sensoriale, ovvero prive della vista o udito, dobbiamo pagare il canone rai, una tassa sul possesso di radio e tv, pur non potendo autonomamente usufruire di TUTTI i contenuti offerti dal servizio della tv pubblica italiana, né tanto meno i mezzi (specie le tv) non sono al 100% accessibili ai disabili sensoriali?
Posi la questione all’ADUC, tramite una lettera alla rubrica Cara Aduc che da anni sta tentando di far abolire il canone; effettivamente questo sarebbe una tassa anacronistica, essendo nata quando RAI era l’unico fornitore di servizi radiotelevisivi all’epoca in cui questa legge entrò in vigore.

Io non ho mai chiesto di non pagare, nonostante numerose testate giornalistiche sostengano che “Elena non vuole pagare il canone rai”; ho sempre chiesto che, almeno, un disabile visivo o uditivo potesse pagare il 50% della tassa sul possesso, dato che un sordo può usufruire del televisore in modo completo solo se i programmi sono sottotitolati o in lingua dei segni; in rai esistono programmi con questa caratteristica ma non coprono tutto il palinsesto televisivo, e per la disabilità visiva, i contenuti con audiodescrizione erano all’epoca, e sono tutt’ora, relativamente pochi.
Inoltre, all’epoca, per quanto riguarda la disabilità visiva, esistevano pochissimi mezzi per poter fruire di un televisore in modo completo, l’unica possibilità per noi non vedenti di essere autonomi al 100% era il sito web rai.tv che non eccelleva per accessibilità.
Certo, un televisore tradizionale può essere utilizzato da un non vedente, se si tratta di avere le opzioni base come accendi, spegni, cambia canale, alza-abbassa il volume. Ma già col digitale terrestre, sintonizzare i canali, ricordarsi i numeri… è impossibile; vedere la guida tv, programmarsi la registrazione di un programma, selezionarsi il canale dove usufruire delle audiodescrizioni, fino a poco tempo fa era impossibile.

Accessibilità e rai: lo stato dell’arte

Rispetto a come stavano nel 2009, le cose sono un po’ cambiate: il sito rai ha incluso nei programmi on demand, anche quelli audiodescritti; anche se, ovviamente, per problemi di diritto d’autore non ci sono quelli americani (che poi son quelli che a me piacciono di più) mentre nel sito statico che era presente fino al 2013, le puntate venivano messe tutte; si poteva godersi cold case, castle, NCIS e tante altre amenità, ora non più, ma intanto l’audiodescrizione si può seguire anche tramite digitale terrestre, oltre che per radio, e ci sono numerosi metodi per ascoltarsele, anche tramite computer, smartphone, e perché no, anche nelle ultime smart tv, alcune delle quali hanno incluso un sistema di assistenza tramite sintesi vocale per usufruire dell’apparecchio televisivo al completo.
Il problema, però, rimane: come ho
spiegato nell’articolo sulla tribuna del 2015, i servizi audiodescritti e sottotitolati, sono ancora pochi, rispetto al panorama della radio e televisione italiana.
Molte testate hanno preso l’articolo del 2015 e l’hanno riportato in auge, la cosa non mi ha fatto molto piacere però; se da un lato sono contenta che del problema si parli, dall’altro mi sa molto di strumentalizzazione politica, alla quale non sono assolutamente disposta e dalla quale mi dissocio in tutti i modi.
La Tribuna ha pubblicato un altro articolo in merito, e ci tengo a precisarlo anche nel mio blog personale.
Il canone sul possesso dei televisori è una tassa anacronistica, in quanto la rai non è più l’unico fornitore italiano di contenuti radiotelevisivi; siamo d’accordo. Ma, stando il fatto che la tecnologia è avanzata, e ci sono anche televisori parlanti, non ha più assolutamente senso rilanciare il discorso dell’esenzione, in quanto io lo portai avanti in un contesto in cui per un non vedente, la tv poteva essere poco più di una scatola con lo schermo, di cui non si poteva fruire al 100% in autonomia.
Tra le altre cose, nonostante un articolo sulla testata Ilgiornale lo sostenga, io non ho mai chiesto alla rai di sigillarmi il televisore, ho sempre e comunque pagato il canone, non ho mai aperto contenziosi con nessuno. Né, tanto meno, ho mai sostenuto che, o paghi 100 euro o ti tagliano la luce.
Non metto il link all’articolo in questione, per non fare pubblicità a chi mi diffama per ottenere click.
Ora, quello che porto avanti, è un altro tipo di discorso: la mia speranza che il servizio rai migliori, in materia di fruibilità per i disabili sensoriali tramite audiodescrizioni dove possibile, sottotitoli e lingua dei segni, nonché un miglioramento complessivo della qualità dei contenuti offerti. Anche se, in un mondo in cui si lascia Red Ronnie parlare di questioni medico-scientifiche, la speranza è pochina…