Facebook: ti guardo da lontano

Dal 18 novembre 2016 ho disattivato il mio profilo personale di facebook e, più passa il tempo, meno mi viene voglia di riattivarlo.
Ho avuto diversi motivi per compiere questa scelta, primo tra tutti le troppe bufale circolanti, anche da parte di contatti insospettabili, gente che a suo dire non crede alle stupidaggini, ma le condivide perché, nel dubbio, che male fanno? O, peggio, le condivide per denunciare il fatto che siano notizie false, senza sapere che con la condivisione, si fa il gioco di chi se le è inventate: un po’ glielo si spiega, un po’ gli si inviano articoli di smentita sotto le bufale, ma poi si finisce per farsi sangue amaro e litigare pure con i propri amici, quelli con cui si va a bere il caffè tutti i giorni. Ha senso? A questo punto, meglio applicare il detto: Lontano dagli occhi, lontano dal cuore; se in reale siete bravi e su facebook fate i cazzoni, io mi allontano da facebook così fate quel che volete.
Però, poiché collaboro con un progetto sulla tecnologia che ha anche il proprio gruppo facebook, ho avviato un secondo profilo facebook, di test, in cui non chiedo e non do “l’amicizia” a nessuno con il quale occasionalmente controllo i messaggi di suddetto gruppo e alcune delle pagine che ero abituata a seguire, soprattutto quelle di tecnologia, al fine di non lasciarmi scappare eventuali codici promozionali che ogni tanto passano per i soli utenti facebook.
Da quando guardo facebook da lontano, senza avere contatti e senza interagire, mi viene sempre meno voglia di riattivare il profilo, riesco sempre meno a capire come facciano le persone a passare molto loro tempo in quel modo, volendo sempre dire la propria su qualsiasi post, alzando i toni sulle notizie più morbose, a creare dei veri e propri casi di stato su una semplice notizia di tecnologia, andando a caccia del maggior numero di pollici alzati, è una lingua che mi sta sembrando sempre più estranea e in qualche modo mi causa disagio, tanto che oramai guardo facebook solo quando proprio mi tocca o, ultimamente, quando qualcuno mi chiede: ma hai sentito su facebook che, hai visto che.
Mi viene anche da farmi una risata, all’idea di questi rambo da tastiera che combattono contro se stessi e contro l’aria, qualcuno mi ha anche mandato un messaggio sms chiedendomi come mai mi fossi disattivata dal social, che coraggio ho avuto, ma coraggio perché? Io credo di non aver perso assolutamente niente.
Ricordo solo che, a metà novembre quando mi sono disattivata, ho pensato: sto un paio di settimane ferma poi mi riattivo; aspetto che finisca tutto il trip del referendum costituzionale, poi mi riattivo. Finito il referendum, non ho avuto alcuna voglia di rientrare. E non trovavo alcun motivo.
OK, allora lascio passare le feste di natale, con tutto lo strascico di auguri finti che si portano dietro, poi mi riattivo…
E’ finito gennaio, e ancora non ho nessuna voglia di rientrare, anzi, chi me lo fa fare?
Aspetto che passi san valentino, poi la festa della donna, pasqua, e il mio compleanno…
So solo che prima o poi dovrò rientrare, non perché voglia, ma perché mi tocca; il mio lavoro, i miei progetti nella web radio che sto portando avanti e che verranno messi in onda nelle prossime stagioni, se non li porto avanti io, non posso e non voglio delegare questo compito agli altri. Facebook, purtroppo, è una cassa di risonanza che se non sfrutti, sei in qualche modo tagliato fuori.

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