il cieco terrorista

Racconto di fantasia contro i captcha ottici, che ha partecipato al contest Fun Cool sesta edizione marzo 2011 (ringrazio Raffaele di averlo mantenuto in rete perché io l’avevo perso).
Siccome ahimè la tematica dei captcha ottici è ancora attuale, lo ripubblico.
Ovviamente è una storia inventata, anche se la protagonista in prima persona è femminile, non si riferisce a me. L’unico riferimento reale è … il disagio provato con i captcha.

Il cieco terrorista

Io e Giacomo ci eravamo conosciuti in chat e ci scrivevamo da mesi, non mi aveva ancora mai incontrato di persona ma sapeva che sono non vedente, la cosa sembrava non turbarlo affatto, mi diceva di non essere un materialista che pensava solo al denaro ma si occupava di persone in difficoltà, mi tranquillizzava dicendo “tu sei come gli altri anzi più brava di noi, non ho alcun motivo per discriminare”, faceva trapelare dai suoi scritti una grande stima nei miei confronti tanto che appena si comprò casa, fui la prima persona che invitò: “non potevo scegliere occasione migliore per conoscerti, per instaurare anche una collaborazione reciproca, parlare delle nostre attività sul web mentre mangiamo qualcosa insieme”, mi disse; nessun problema anche se viveva in una città lontana dalla mia, presi il treno dopo aver prenotato il servizio assistenza disabili, il viaggio andò liscio e una volta in stazione l’assistente mi accompagnò all’uscita, presi un taxi che mi portò dritto davanti a casa di Giacomo; il tassista mi aiutò a scendere, e vide due uomini appostati davanti al cancello, ma non mi informò che erano in divisa e armati forse per non spaventarmi; uno dei due disse al tassista “può andare, della signorina ci occupiamo noi” così rimasi sola con i due sorveglianti; mi avvicinai al cancello cercando la colonna di cemento in cui erano installati i campanelli da suonare, sapevo che quello di Giacomo era il terzo, e una volta raggiunto il pulsante uno dei due guardiani mi prese la mano con violenza, me la tirò via dal campanello e mi puntò la pistola contro ordinandomi di spogliarmi nuda e dare ad entrambi tutti i miei effetti personali cellulari compresi, perché a loro dire il padrone voleva che gli ospiti fossero perquisiti approfonditamente per motivi di sicurezza, pensai che il mio conoscente avesse a che fare con il mondo politico o fosse un personaggio famoso e mi avesse mentito quando in chat mi diceva che lui si occupava di un’attività senza scopo di lucro, ma in quel momento ero spaventata perché nessuno mai mi ha puntato un’arma contro, sapevo di non aver mai fatto male a nessuno, perciò non sentivo l’esigenza di fare domande: non avevo altra scelta, fuggire significava rischiare la vita; mi spogliai e i miei vestiti, occhiali, bastone bianco e borsa furono scaraventati da un lato con un calcio dai guardiani, e dopo un attimo percepii il suono di due cerniere lampo che si aprivano, seguito da sospiri e mani in movimento: con una mano mi puntavano contro le armi, con l’altra era evidente il loro gesto autoerotico e alla mia reazione di perplessità mi spiegarono che non era niente di tutto ciò, avevano solo aperto la loro borsa contenente le lenti d’ingrandimento per perquisirmi notando se avevo parassiti sul corpo, sì certo, come se non riuscissi a distinguere il rumore della cerniera di una borsa o marsupio da quella di un paio di jeans, ma pazienza pensai, compatiamoli, io avevo sempre le pistole puntate in testa e la paura era più forte di qualsiasi stimolo a difendermi; mi chiesero di divaricare le gambe permettendo di farmi guardare tutta anche le parti intime e fu proprio in quel momento che sentii il cancello aprirsi e dei passi che venivano verso di me così appena percepii che la persona mi si era fermata davanti, mi riempii di speranza e domandai aiuto, senza alcun interesse di sapere chi avevo di fronte: tanto, ormai, sia quel che sia, sentivo di non aver alcunché da perdere; la risposta fu: “ciao piccola, io sono Giacomo”, a quelle parole mi sentii disgustata oltre che umiliata perché nemmeno mi tese la mano né mi diede un abbraccio né, tanto meno, fece qualcosa per difendermi e allontanare i 2 guardiani che intanto avevano finito il loro lavoro bagnando dappertutto; “se sei spaventata da questi signori ti dico di non preoccuparti, loro stanno soltanto facendo il loro lavoro: la perquisizione profonda è la prassi per entrare in casa mia, ho avuto ordine dall’antiterrorismo di non permettere libero accesso a chi indossa occhiali scuri, e porta con sè oggetti potenzialmente pericolosi e non faccio distinzione tra bastone normale e bastone per ciechi perché sempre bastone è, mi dispiace: prima che io ti faccia entrare, tu devi obbligatoriamente mostrarti disponibile con questi guardiani qualsiasi cosa ti chiedano entri solo con la loro approvazione”; l’unica soluzione per me a quel punto, fu di recuperare i miei vestiti ed effetti personali ma li trovai in stato pietoso, i guardiani calciandoli li avevano spinti dentro una pozzanghera, rendendo quindi anche il cellulare inservibile non mi restò che rivestirmi per ritrovarmi tutta sporca di fango, per strada, non sapendo come chiamare l’assistenza per ritornare a casa, non mi sono mai sentita così sola, persa, umiliata: maledetti servizi di anti-spam soltanto visuali, detti anche captcha, nei siti web e nei commenti dei blog, per un cieco sono soltanto un’umiliazione, lo costringono a rivelare in molti casi anche dati sensibili alla persona vedente che l’aiuta che per quanto fidata sia, è comunque un rischio per la privacy.

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