Rettifica a ilgiornale: La rai fa pagare il canone pure ai ciechi

Era il 23 maggio 2016, e sulla testata ilgiornale è stato pubblicato un articolo che parlava del canone rai e i non vedenti, citando una certa Elena di Treviso. La sottoscritta.
Se secondo molti io non ero identificabile, i fatti invece stanno diversamente: basta scrivere in Google, senza virgolette, la frase: elena treviso canone rai, e al terzo posto esce un vecchio articolo che ne parlava, dell’huffington post, in cui c’era il mio nome per esteso, perché comunque a suo tempo pubblicai un articolo su un giornale locale, e misi il mio nome completo consapevolmente.
Scrissi una lettera alla testata, lettera che riporto in coda a questo post, mail lunghissima che non ci sarebbe entrata in una rettifica giornalistica nemmeno spingendo, stando alle varie normative in materia; però mi sono prodigata per condividerla nei vari siti che si occupano di smentire le false notizie, siti che ringrazio comunque per lo spazio lasciatomi.

Successivamente, la testata giornalistica mi ha chiesto di inviare una lettera di 1500 caratteri, contenente la mia rettifica, e loro l’hanno pubblicata in cartaceo il giorno 3 giugno, (on line non l’ho vista), sottoforma di lettera dei lettori, e rispondendo in sostanza che hanno ragione loro e i ciechi pagano il canone; la rettifica però non era in merito al pagamento della tassa, bensì alle affermazioni false che erano state fatte sul mio conto.
E a me, onestamente, al momento è stato sufficiente che tale mia lettera abbia avuto il suo spazio e aver fatto capire ai lettori la mia posizione reale. Poi si sa come vanno le cose, ai giornali interessa lo scoop molto più delle rettifiche, un presunto diritto violato fa molta più gola rispetto ad un problema comunque arginabile con la tecnologia. So solo che ci ho perso troppo tempo ed energia su questa storia.
Per quanto riguarda la lettera che hanno pubblicato, non la metto on line sul mio blog perché non ne ho avuto l’autorizzazione, e pur essendo un testo che ho scritto io, è comunque andato su su una testata protetta da copyright. E per quanto da loro abbia subìto un torto, non sono così stupida dal fargliene uno altrettanto. Aggiornerò qualora dovessi trovarla on line.
In calce, copio quella che invece avevo originariamente scritto in data 25 maggio.

Treviso, 25/05/2016
Spett.le redazione,
spett.le sig. Antonio Materi,
mi chiamo Elena Brescacin, sono venuta a conoscenza di un articolo riguardante il canone rai e i non vedenti.
http://www.ilgiornale.it/news/politica/rai-fa-pagare-canone-pure-ai-ciechi-1262330.html

Desidero, con la presente, chiedere una urgente rettifica di quanto scritto sul mio conto, affermazioni assolutamente false, poiché sono io la sig.ra Elena di Treviso.
Desidero pertanto smentire, e smontare, tali false affermazioni, punto per punto:
***
I ciechi, anche volendo, la tv non possono guardarla. Ma la Rai non «vede» ragioni, per esentarli dal pagamento del canone. Cento euro in bolletta, altrimenti ti tagliano la luce. «Che, per noi non vedenti, non sarebbe neppure questo gran danno – scherza amaramente la signora Elena di Treviso, che ha in corso con la Rai un antico contenzioso proprio in tema di esenzione del canone
***
Mai detta una cosa del genere.
Mai detto “se ti tagliano la luce non sarebbe un gran danno”, in quanto:

1. io e la redazione de Ilgiornale non siamo mai stati in contatto diretto; tutte le informazioni pubblicate in tale articolo, sono state raccolte e copia-incollate da altre testate e blog disponibili in rete, con notizie presenti da diversi anni. Avete fatto il nome di una persona (la sottoscritta), città e disabilità, senza verificare se tali informazioni fossero ancora valide.

2. Sono un tecnico informatico. La tecnologia è il mio lavoro, oltre che essermi utile nella vita quotidiana in quanto persona non vedente; “luce” è il termine gergale per indicare corrente elettrica. Per cui, se io portassi avanti un fantomatico atto di “disobbedienza”, “non pago la bolletta per non pagare il canone”, farei come l’atleta che decidesse di spararsi alle gambe perché il preparatore è troppo severo. Un gesto masochistico, anzi fortemente stupido, oltre che inconcludente su tutti i fronti.
3. Non ho alcun “contenzioso da diversi anni” con la rai. Ho semplicemente più volte chiesto, in un’epoca in cui la tecnologia non mi veniva incontro (sette anni fa), come mai con la quasi totale impossibilità di fruire di apparecchi televisivi salvo accendi-spegni-cambia canale, non ci fosse una riduzione della tassa sul possesso, anche alla luce del fatto che la tv pubblica non ha un palinsesto sufficientemente coperto da audiodescrizioni e sottotitolazioni.

Il vostro articolo continua:
***
“Inutile ribattere che l’«apparecchio televisivo» – per chi è cieco – non rappresenta un elettrodomestico «fruibile» ma equivale a un soprammobile privo di funzionalità.”
***

Assolutamente falso.
Qui mi sento offesa dalle vostre parole che mi coinvolgono in prima persona, sia come cieca, sia come tecnico; devo dire di essere rimasta assolutamente scioccata da queste affermazioni senza alcun fondamento, attribuite in qualche modo alla mia persona; potrebbe credo anche figurarsi un reato di diffamazione mezzo stampa. Dal dire che un apparecchio non sia al 100% fruibile, condizione in cui erano i televisori fino a pochi anni fa, al dire che il televisore è un soprammobile privo di funzioni, ce ne passa davvero.
Ma, le menzogne nei miei confronti, continuano:

***
La signora Elena non smette di ripeterlo: «Io ho chiesto da anni alla Rai che mi vengano a sigillare il televisore, ma loro non si sono fatti mai vivi. L’unica cosa che ho ottenuto è stata una dichiarazione in cui mi si dice che posso essere esentata dalla tassa solo se sono ricoverata permanentemente (e ivi residente) in una casa di riposo o in una struttura medicalizzata. In quel caso il canone lo paga l’ospizio, nel caso sia dotato di un’apposita saletta tv…».
***

Assolutamente falso.
1. Non ho mai chiesto di sigillare il televisore. Mai mi sarei sognata di farlo, non mi è mai interessato non pagare il canone, io ho semplicemente chiesto se era possibile, data la scarsa fruibilità dei mezzi televisivi, una riduzione del 50%. E, soprattutto, un miglioramento dei servizi audiodescritti e sottotitolati, visto che molti film, fiction e documentari, non sono coperti. Il massimo che posso aver fatto, è stato fare un commento amaro su una storia di una cooperativa di disabili a cui è stato chiesto il canone per una piccola radiolina; all’epoca -2015- dissi: “quando si tratta di migliorare i servizi o ridurre la tassa ai disabili in nome della scarsità dei servizi stessi, nessuno si muove. Quando c’è da chieder soldi, corrono subito”.
La frase “i non vedenti piangono”, si commenta da sola; io non ho mai pianto. Semmai, mi faccio domande, cerco di capire la motivazione quando mi accorgo di qualcosa che non va.
2. la realtà è cambiata.
La tecnologia è venuta incontro alle persone con disabilità visiva, grazie a numerose modalità di accesso al televisore:
– chiavette collegabili al computer e all’antenna televisiva e gestibili da computer e/o smartphone
– apparecchi collegabili tra antenna televisiva e router (ovvero dispositivo che permette l’accesso a internet), per cui tra computer, tablet e smartphone, si può gestire il digitale terrestre -tra cui i canali rai- anche in modalità senza fili.
– le ultime tv sul mercato, basate su sistema operativo Android, sono per la maggior parte equipaggiate con sistemi di accessibilità

https://www.nvapple.it/podcast/android-tv-accessibile-con-talkback

qui la registrazione di un mio caro amico che dimostra l’utilizzo di tale dispositivo.
Qui invece la spiegazione ufficiale di tutte le funzionalità del sistema android tv, per i televisori.
https://support.google.com/androidtv/answer/6123320?hl=it

3. il comunicato ultimo dell’agenzia delle entrate, parla molto chiaro:
Computer, tablet e smartphone, non sono di per sè soggetti alla tassa sul possesso; lo diventano, però, qualora tali dispositivi siano collegati all’antenna tv classica, per ricevere il segnale dtt.
Pertanto, poiché grazie alle nuove tecnologie, ormai una persona priva della vista può usufruire al 100% del televisore in vari modi, chiedere la riduzione del canone sul possesso, non ha assolutamente più alcun senso. Se una persona non può, o non vuole, per qualsiasi motivo, uniformarsi alle nuove tecnologie, e si tiene in casa un televisore non accessibile, la rai non ne può nulla. E lo stato non ne può nulla, sulle scelte personali del singolo; possiamo dire che la tassa sul possesso della radio e tv è assurda, anacronistica, possiamo dire che i contenuti dei canali rai non sono al top, né per vedenti e udenti né per ciechi e sordi. Possiamo segnalare alla rai di ampliare il palinsesto audiodescritto e sottotitolato… possiamo autonomamente decidere anche di non guardare i canali rai; ma se la legge dice di pagare una tassa solo perché si possiede un apparecchio televisivo, come non interessa allo stato se sei tecnologicamente “scafato” o meno, allo stato non interessa che tu quel televisore lo guardi con i canali rai o di altre reti. Chiediamo diritti, quelli di fruire al meglio di più contenuti possibili; ma se si vogliono diritti, bisogna anche compiere i doveri. E la tassa sul possesso, attualmente, fa parte dei doveri.
La battaglia sull’esenzione, ripeto, non ha più alcun senso, ora quello che mi limito a chiedere, e non solo alla rai, è una maggior attenzione a rendere fruibili quanto più possibile, i contenuti ai disabili sensoriali.
Arrivederci
Elena Brescacin

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